“Gayatri Mantra. Meditazione e intelligenza spirituale”

Seminario 20 Dicembre 2020, h. 15-19.

Celebriamo il Solstizio d’inverno all’insegna della meditazione del Sole che, nel suo valore massimo di declinazione negativa stagionale, incarna l’immagine del Sole interiore, racchiuso oltre la soglia visibile, in attesa di nascere dal cuore. Con il Gayatri Mantra, il Sole è invocato come presenza visibile dell’Atman, del regolatore dei mondi, che al suo comando seguono il proprio corso esattamente: così il Sole guida a seguirlo i pianeti e gli dei, come il Sommo Bene, a cui tutto il cosmo obbedisce come una sola mente e un solo cuore, sincronico. Questo è tradizionalmente il modello dell’Intelligenza suprema, della volontà divina diffusa su tutto, e quindi della conoscenza spirituale, quando l’insieme è dotato di una volontà luminosa, condivisa e visibile, unitaria. Di questa Intelligenza si chiede il Sole di illuminare le nostre menti, perché come gli dei e le potenze planetarie seguono il sole, seguiamo luminosi la via celeste, senza fine, immortale. A definire questa visione beatifica, non a caso, è un canto, la cui potenza creatrice abbiamo letto e meditato nel corso di questi mesi. Il canto per eccellenza, della cui visione sono intessuti i Veda e il Dharma, l’essenza stessa del Dharma è il Gayatri, la preghiera universale, quella che tutta la natura intona nel suo corso.

“Prajapati meditò sui mondi. Dai mondi su cui aveva meditato nacque il triplice Veda. Egli meditò su di esso, ne uscirono le sillabe sacre bhuh, bhuvah, svah. Egli meditò su di esse: ne uscí il suono Om. Come tante foglie l’una sull’altra, attraversate da una venatura, così tutte le parole sono attraversate dalla sillaba Om. Il suono Om è tutto questo universo – è davvero tutto questo universo.

Gayatri è tutto, tutto ciò che esiste. La parola è la Gayatri, la parola è tutto questo esistente che canta (Gaya-ti) e protegge (Traya-te) tutto, tutto ciò che esiste. Gayatri è anche la terra, perché tutto ciò che esiste si fonda su questa terra e non la trascende. Quello che è la terra, nell’essere umano è il corpo, perché il prana si fonda su questo corpo e non lo trascende. Quello che è il corpo, è certamente questo cuore, che è all’interno dell’essere umano, perché il prana si fonda su questo cuore e non lo trascende.

Questa gayatri, con i suoi sei aspetti (gli esseri, la parola, la terra, il corpo, il cuore, il prana ), comprende quattro pada. Ecco ciò che dice un saggio a tale proposito: tale è la sua grandezza; più grande è il Purusha; un suo quarto comprende tutti gli esseri; dei suoi altri tre quarti è fatta nel cielo l’immortalità.

Ed ora, quel lume celeste che splende al di sopra di noi, che brilla di là da tutte le cose, di là dall’universo, nei mondi superiori oltre ai quali non vi è piú nulla, questa luce è, senza dubbio, quella stessa luce che irraggia dentro l’uomo.” (Chandogya Upanishad)


Quella intelligenza universale che in occidente è stata identificata con il Nous, di cui l’uomo è dotato in virtù del Logos, la ragione trascendente, erroneamente attribuita al raziocinio, in India ha una definizione propria e non equivocabile: Buddhi. Buddhi è la facoltà di trascendere le percezioni dei sensi, le esperienze comuni, registrate dalla mente manasica, per trovarne il significato profondo, la dimensione spirituale e, come dire, il firmamento divino, da cui provengono e sono dirette. La Buddhi illumina sul significato spirituale e trascendente dell’esperienza. Viveka, il distacco, è propriamente anche identificato con l’illuminazione della Buddhi. Quando la Buddhi entra in funzione, si attua quel distacco dagli oggetti, dal disordine della vita quotidiana, dal disordine dei sensi, e si percepisce l’ordine cosmico, la funzione universale, le stelle, la luce interiore. Questa illuminazione è già raffigurata nel mantra, che nel testo dipinge il Sole Supremo, guidare i pianeti e gli Dei. E invoca, nello stesso tempo, che questa illuminazione sempre ci guidi, ci conduca a compimento del nostro cammino.

Perché questa possibilità sia effettiva, Gayatri è – non solo un mantra, e un metro poetico – ma soprattutto è una Shakti, una potenza attiva e dotata di volontà, Gayatri Devi, una dea, la Dea Gayatri. Dunque Gayatri indica il Mantra, il metro poetico (che si usa anche in altre composizioni) e infine e soprattutto, la Shakti stessa. Se Kali è la Shakti di Shiva e Lakshmi è la Shakti di Vishnu, E Saraswati di Brahma – Gayatri è Shakti di Iswara, della Divinità in sé, che contiene la triplice natura dei tre, il triplice sole, i tre dei maggiori. Iswara, quindi, Dio, è inteso nella totalità delle sue forme e funzioni, come il Sole splendente – Savitur, invocato nel Mantra, Gayatri è la sua Shakti, la potenza in grado di risvegliare la coscienza di questa Intelligenza universale, che, come nella antichità mediterranea, era il Sommo Bene, l’Uno, la coscienza del cosmo stesso, unitaria e non duale. E’ Iswara il Purusha che abita il Sole, descritto nella Chandogya Upanishad, occhio e osservatore di tutto, quello che abita anche l’occhio della coscienza umana. Quella Presenza assoluta del Sè universale che si deve realizzare.

Aum Bhur Bhuvah Svah
Tat Savitur Varenyam
Bhargo Devasya Dhimahi
Dhiyo Yo Nah Prachodayat
[Rg Veda 111,62,10 ]


Il Signore dei tre mondi
quel sole invochiamo
divino vivificatore, che illumina gli astri e gli dei,
perché illumini la nostra mente.

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