“Il Ramayana, parabola gnostica. Il viaggio celeste dell’Eroe.”

Seminario. Domenica 5 Aprile 2020, h.15.00 – 19.00
A Pesaro e su Skype

Nelle mitologie la comparsa del Fanciullo è il segno divino per eccellenza. Pur essendo tra i miti più arcaici dell’umanità il Fanciullo deve accadere, per la natura della sua funzione, storicamente. Non può restare un mito astratto, di quelli “che non sono mai accaduti ma sono sempre”. Il fanciullo, infatti, si presenta in un momento preciso, quando è necessario che si fondi una civiltà, un mondo, una cultura. Perciò il fanciullo è l’Eroe, colui che accade, si rivela al mondo, con una funzione precisa e fondativa, che determina il volto e la cultura che da lui prenderanno inizio. Per questo Rama è inteso in India come un personaggio storico realmente esistito, l’Eroe fondatore della civiltà indiana, l’eroe patrio per eccellenza. Così Gesù è fondatore dell’era in cui viviamo, sulla cui nascita calcoliamo il tempo storico. Rama diffonde con la sua presenza, con il suo passaggio, il paradigma morale dell’India, ne descrive i confini con il suo viaggio, e porta a una unificazione religiosa che si realizza nella venerazione della sua persona, al di là delle diverse componenti religiose locali, etniche e razziali. Perché questo è il viaggio che Rama compie storicamente, rappresentando le virtù etiche e il contegno morale dell’eroe, cioè di un esempio che resterà a fondamento per le epoche successive e chiamando a se i popoli che incontra. Le reazioni sono evidenti, e anche i nemici abbandonano uno a uno le schiere ostili, perché realizzano che Rama è colui che sta vincendo, che cambierà il corso della storia. Perciò, senza rinnegare le differenze, si può dire che i popoli toccati dal passaggio di Rama riconoscono in Lui il Re, il regno che incomincia con la condizione incarnata del divino, l’avatara, il dio che si fa uomo. Il fanciullo, come Eroe, è manifestazione dell’ordine futuro che gli Dei hanno disposto dal cielo. Un nuovo regno, una nuova era. Perciò il fanciullo è sempre giovane, perché rappresenta sempre l’avvenire, il futuro, quello che sta esautorando inevitabilmente il passato.

Le precondizioni comuni dell’Eroe nelle varie mitologie mostrano la sua condizione tragica. La solitudine è il prerequisito della sua condizione. La nascita è misteriosa, avviene in condizioni estreme o soprannaturali: Rama nasce grazie alla teurgia del fuoco, senza contatto fisico, si può dire senza peccato, come Gesù nasce da una vergine, Rama nasce da una donna sterile. La madre farà notare di essere stata la meno amata, sebbene la più anziana, tra le regine, e di aver subito le angherie delle più giovani. Ma quello che ha patito Kausalya non è che la premessa di quanto deve ancora accadere, il tradimento, la spaccatura o il conflitto, ci dice Jung, sono le crisi che precedono e segnano la rivelazione del fanciullo divino, quello chiamato a riportare l’ordine dove regnava il conflitto o l’incapacità di governo. La sua funzione, nella psicologia del profondo, è l’unificazione, ovvero la sintesi di conflitti che non si potevano colmare con le forze in campo. E’ l’elemento che fuoriesce dallo schema, quando dentro lo schema del gioco in atto non esiste più alcuna soluzione. Infatti dei e semidei, ci dice il poema, non sono in grado di sconfiggere il demone nemico. Perciò la sua solitudine (dell’eroe archetipo, o del fanciullo) è giustificata dal fatto che deve impersonare innanzitutto la condizione di distacco (quindi di diversità) dalle regole del gioco vigenti fino a quel momento, e prendere su di sé le conseguenze del conflitto in corso, perché quelle condizioni siano definitivamente superate.

La Katabasi è detta il passaggio nel mondo oscuro, tecnicamente nell’aldilà. Questo passaggio segue necessariamente la solitudine e l’estraneità del fanciullo-eroe, ed è rappresentata come esilio, o come discesa negli inferi. Quello che possiamo già stabilire è che la Katabasi è il passaggio necessario all’Eroe, diremmo il passaggio qualificante dell’eroe spirituale e mitologico.

Se la mitologia è il racconto delle origini, l’epica descrive il cammino a ritroso verso le origini, che sono, a dispetto del tempo, l’eterno qui e ora del cosmo. Perciò si dice che il cammino spirituale sia un cammino a ritroso, verso l’origine, verso il cuore della realtà. In origine ci sono molti miti di creazione perché molti sono i mondi (multiverso) paralleli e concentrici. L’era/regione degli inizi è abitata da esseri non viventi: gli dei, i demoni, gli antenati, che sono i morti. Gli yogi abitano la creazione da prima dell’inizio, come testimoni di tutto e ne sono i narratori e in qualche modo i “registi”. Questi esseri, lottando tra loro, creano ciò che a loro serve: gli uomini, gli animali, i mondi naturali. Le battaglie successive sono tra i demoni e gli eroi, per far prevalere una evoluzione, rispetto al caos, un cosmo ordinato. Dopo, dagli eroi, le dinastie, i popoli, il dharma.

Quando Rama attraversa il fiume Gange, sa di attraversare il luogo dove hanno trovato sepoltura i suoi antenati. Rappresenta, come l’Acheronte, il confine tra il mondo dei vivi (o dello stato di veglia) e il mondo dei morti, il mondo Imaginale, dove abitano le figure e le forma archetipe che abitano il mito o che, come gli asceti, hanno lasciato il mondo attraverso una morte simbolica e iniziatica. Questi esseri, non abitando il mondo dei vivi, lo determinano però spiritualmente. Questo è il piano causale. Il piano del sogno, che molto prima della psicanalisi, le dottrine spirituali avevano identificato come il luogo inconscio ai più dove abitano le forze oscure (perché non vedute) capaci di imprimere volontà e destino alle cose della mondo e della vita. Qui ci sono i demoni che tormentano con la paura, i desideri e l’incubo, come ci sono gli asceti, l’anelito spirituale e ideale, che con il loro yoga e tapasya tessono la trama del viaggio dell’eroe e quindi la vittoria del Dharma. Sono loro che hanno invocato gli Dei che facessero discendere l’uomo divino, capace di sconfiggere l’Adharma, Ravana…

[Brano tratto dal Seminario di Udai Nath]

Rama Navami è la festività che celebra la Nascita di Rama, il grande Eroe divino dell’India. Rama il salvatore del Dharma, l’uomo ideale, il paradigma delle virtù e dell’eroica vicenda spirituale umana. La nascita di Rama cade al termine delle Nove Notti (Navaratri) dedicate al culto primaverile della Madre Divina che, come nove mesi virtuali, partoriscono infine il Figlio Divino. La figura e la storia di Rama, offrono una rappresentazione che si presta a molti livelli di lettura, da quello religioso popolare, profondamente radicato nella tradizione e nell’identità indiana, alla lettura psicologica dell’archetipo universale dell’eroe, di cui riunisce in essenza i migliori caratteri distintivi, fino alla parabola gnostica, che percorre l’esilio e il riscatto dell’anima. Tutti questi livelli sono fluidi e ampiamente noti. E’ Dio stesso a incarnarsi nel principe Rama per salvare il Dharma dalle forze demoniache che lo minacciano. Dio che incarnandosi affronta l’esilio nella foresta, che si vede separato dalla sua amata sposa, rapita dal re dei demoni nemici, che piange e si dispera, che si deve alleare in una straordinaria fratellanza con le scimmie e gli altri animali della foresta, per poter affrontare il nemico, ritrovare l’amata e compiere il proprio destino. Infine la chiusura della storia è dolce e amara, che quando ogni cosa è compiuta e tutto è realizzato, altresì ogni cosa è sacrificata e tutto ritorna all’Origine da cui era scaturito.

Sia lode a Rama. Jay Sri Ram Jay Jay Ram…

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