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Pesaro, 29 Settembre.
La Madre del Mondo nella tradizione indiana compare all’inizio della manifestazione del cosmo come Suono. E’ Vac, la parola, il Logos, che è personificazione femminile e attiva dell’Assoluto, Immanifesto e senza forma. Tutto ciò che ha forma, distinzione e nome, è perciò figlio della Parola. Gli Dei, i Veda, i riti e tutte le forme viventi derivano dal grande ventre cosmico delle forme: Hiranyagarbha, l’uovo-utero che contiene le idee in forma sonora. Matrice dello spazio, l’elemento sottile della vastità, è potenza e espressione dello stesso Brahman supremo: pura espansione illimitata. Come lo spazio ha per caratteristica l’espansione, l’onda sonora che stabilisce la sua estensione è creatrice dello spazio stesso e quindi del tempo, e le cose e gli esseri che lo abitano sono fatti di suoni, nomi e rapporti armonici ordinati. Vac è la sostanza del mondo intero. Vac è la vacca celeste, la volta stellata, il cui latte è la bianca galassia. Vac è il serpente arrotolato che risiede negli esseri viventi e ne custodisce l’energia vitale. Continua a leggere

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Pesaro, 20 Ottobre.
“Om! L’aurora è la testa del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l’anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l’atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue zampe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è la prte anteriore del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la parola (Vac) il suo nitrito.”
La Brhadaranyaka Upanishad è una delle Upanishad più antiche, inclusa nello Yajur Veda bianco, libro che raccoglie i testi delle invocazioni sacrificali che l’officiante mormorava durante il sacrificio vedico. I commenti e le chiose allo Yaur Veda bianco sono riuniti in un Brahmana, lo Sata-patha- brahmana, che si conclude con un Aranyaka, o breviario meditativo per gli asceti ritirati in meditazione nella foresta, alla fine del quale è data la Brhadaranyaka Upanishad. Continua a leggere

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Pesaro, 17 Novembre.
La Chandogya Upanishad, una delle due Upanishad più antiche, appartiene al Sama Veda, il Libro dei Canti (saman). Il tema è l’interpretazione mistica e meditativa del canto cerimoniale vedico, il Saman. I capitoli dell’Upanishad compongono una mappa degli elementi costitutivi della preghiera e delle funzioni psichiche e fisiche che intervengono nel canto.
Nella cerimonia sonora si scopre la psicofisiologia e la simbolica che saranno anche oggetto dello studio dello Yoga tradizionale. Il Saman, il canto, è in questa fase l’esercizio spirituale in cui il corpo e i simboli si associano pienamente, è la disciplina che permette la conoscenza suprema, la sua chiave e la pratica riconosciuta.
Le parti del canto del Saman sono associate ai soffi vitali, le facoltà sensorie, i cinque elementi, le parti del cosmo, gli Dei, le sillabe mistiche, che nell’esperienza religiosa trovano fondamento e illuminazione. Così è anche per gli oggetti simbolici che supportano l’esperienza del sacro. Il Prana, l’indefettibile spirito, che il cantore ha sperimentato nel canto sacro, effuso nella preghiera, grazie al suo calore, si manifesta nel fuoco, nel sole, nel verbo, nella potenza del Mantra. Continua a leggere

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Pesaro, 22 Dicembre.
“Prajapati meditò sui mondi. Dai mondi su cui aveva meditato nacque il triplice Veda. Egli meditò su di esso, ne uscirono le sillabe sacre bhuh, bhuvah, svah. Egli meditò su di esse: ne uscí il suono Om. Come tante foglie l’una sull’altra, attraversate da una venatura, così tutte le parole sono attraversate dalla sillaba Om. Il suono Om è tutto questo universo – è davvero tutto questo universo.
Gayatri è tutto, tutto ciò che esiste. La parola è la Gayatri, la parola è tutto questo esistente che canta (Gaya-ti) e protegge (Traya-te) tutto, tutto ciò che esiste. Gayatri è anche la terra, perché tutto ciò che esiste si fonda su questa terra e non la trascende. Quello che è la terra, nell’essere umano è il corpo, perché il prana si fonda su questo corpo e non lo trascende. Quello che è il corpo, è certamente questo cuore, che è all’interno dell’essere umano, perché il prana si fonda su questo cuore e non lo trascende….” Continua a leggere