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Davvero la Liberazione (Moksa) è un fine irraggiungibile? Ad impedircelo, ci dicono le dottrine indiane, è solo un’illusione, che una volta riconosciuta tale, non può essere di alcun impedimento. Non vi è invero alcun impedimento, ma un percorso di conoscenza di sé, che restituisca la libertà mai perduta, ma sottomessa erroneamente a false attribuzioni, che hanno espresso identità fittizie, frutto di oppressione, dipendenza, a volte di violenza vera e propria. Perciò gli antichi chiamavano la condizione non liberata “schiavitù”, consapevoli della violenza esplicita e implicita a cui ciascuno è sottoposto nel mondo, e da cui deve scegliere intenzionalmente di liberarsi. Queste esperienze non sono banali, certamente, sono consolidate nei nostri sentimenti, sulla base di un vissuto che ha controllato una grande quantità delle nostre risorse mentali, ma che non può spegnere la consapevolezza del Conoscitore, che ha visto, ascoltato e sentito tutto quello che è accaduto e che può manifestare la propria consapevolezza, la compassione e la verità che ha maturato in sé.
A questa consapevolezza serve la Sadhana, a uscire dalla “ignoranza”, come la chiamavano gli antichi, che è vergogna, paura, angoscia, oblio di sé; spesso un silenzio imposto, una negligenza che discende di generazione in generazione, come l’oppressione e la sottomissione ad essa. Gli antichi avevano rappresentato questo “eterno ritorno” nella formula universale del Samsara, ciò che ritorna, vita dopo vita, generazione dopo generazione, un debito che non viene estinto fino alla Liberazione. Perciò si dice che quelli che riescono a sciogliersi da questa catena di schiavitù, liberino anche i loro famigliari, gli antenati, i discendenti e perfino i propri animali (tutti quelli che alla stessa schiavitù sono stati sottoposti). Un Liberato, una coscienza che è nella Verità, non richiede di essere popolare e riconosciuto, come spesso siamo portati a credere, piuttosto, non si tratta di diventare qualcuno, ma di smettere di essere qualcuno.
Per attuare questo obiettivo occorre innanzitutto un “ardente desiderio di Liberazione”(Mumuksutvam), per cui, non di rado si perviene a riscoprire il proprio anelito spirituale quando il mondo che conosciamo entra in crisi, quando si spacca la corazza delle illusioni, quando le nostre risorse per mantenerla credibile sono esaurite. Allora accade di ricordarci che noi siamo qualcosa di diverso dalla definizione che abbiamo assunto e mantenuto per lunghi anni, e sentiamo il desiderio bruciante di restituire a noi stessi quello che siamo e la verità che abbiamo ignorato per molto tempo. Dicono che tutto questo non basti a fare uno Yogi, che le crisi passano e il mondo prevale sulle intenzioni spirituali o riesce a deviarle su territori più conformi alla aspettative sociali. Questo è da rispettare. Ciascuno di noi ha un ruolo e delle responsabilità che non possono essere modificate all’improvviso. Ma ciascuno può ritornare ad esse con una migliore consapevolezza di sé e una più autentica capacità di compassione e verità, che è comunque la Liberazione di cui ha bisogno, qui e ora, e che deve essere realizzata. Ogni singola liberazione è necessaria, non c’è grande o piccolo, degno o indegno, nobile o ignobile. Anche a questo serve una Sadhana, a sostenere la fatica quotidiana dell’amore, alla maturità degli affetti e al giusto distacco, alla comprensione e alla riconciliazione, dovunque siano necessarie.
Per alcuni, invece, la dimensione spirituale diventa la vita stessa, la vita e la Sadhana non sono due momenti distinti e relativi, ma una unità permanente, identica alla propria natura, pulsante, gioiosa, che generosamente dà come ha ricevuto. Questi entrano nel percorso spirituale con un nome e una famiglia nuovi, questi sono gli Yogi, che appartengono alla Verità così come essa è tutt’uno con loro. Ma questa è un’altra storia…
I Percorsi Individuali (Sadhana) nascono rivolti agli yogi che intraprendono il cammino spirituale, ma sono accessibili a chiunque desideri conoscere sé stesso e realizzare propria libertà spirituale, chiunque senta che questo cammino lo chiama a sé, perché risuona con la natura profonda del proprio Sé.
Sadhana significa il processo di conoscenza di sé, guarigione e liberazione che ogni yogi, fin dai tempi remoti, persegue per realizzare la propria vocazione.
Dopo una iniziale chiamata interiore, che può avvenire in età precoce e poi rimanere latente per molto tempo, oppure che accade quasi inaspettata in età matura, la persona che intraprende il cammino deve affrontare una serie di passaggi interiori, che richiedono l’ascolto e il supporto di qualcuno che si dedichi alla sua cura e alla sua evoluzione.
Nel mondo antico, questa relazione di cura e di fiducia reciproca era il legame sacro tra Guru e Discepolo. Questa relazione si completa con l’osservazione, il dialogo, lo studio e con le pratiche spirituali, permettendo uno sviluppo integrale e armonico, che non trascuri di recepire le resistenze, il vissuto e la psicologia della persona con attenzione, senza giudizio, né finalità diverse.
Il metodo che si applica è molto più antico e profondo della psicologia moderna, e risuona coerentemente con l’istruzione spirituale, rendendola viva, concreata e realizzativa, non un processo ideale e astratto.
Nello specifico, i filosofi indiani chiamavano l’investigazione interiore Vichara, porsi domande fondamentali, scuotere le fondamenta di ciò che sappiamo di noi stessi e di ciò in cui crediamo. Quindi, si doveva applicare Viveka, il discernimento con cui riconoscere sé stessi, scegliere la propria integrità e consapevolezza, oltre ogni illusione, materiale, relazionale e anche spirituale. In un tempo attraversato da numerose proposte falsamente spirituali occorre riappropriarsi della più autentica esperienza dello spirito e liberarsi di inutili artifici che ne costringono il sentire dentro a degli standard illusori e molto limitati. La Sadhana è la conquista della propria Libertà spirituale, il vero e il solo processo di individuazione e di realizzazione di sé. Solo con la verità si può arrivare alla Verità, e solo con la libertà alla Liberazione. Chiunque abbia il raro privilegio di una nascita umana, diceva Shankara, che sia libero e possieda una istruzione sufficiente, ha il titolo spirituale per ricercare la realizzazione del Sé, e getterebbe via la sua vita se non lo facesse. Quindi il Brahma Sutra apriva con “Si proceda dunque alla conoscenza del Sé”.
Gli incontri si svolgono su piattaforma Zoom, e hanno una durata media di circa 90 minuti.
Il costo della singola sessione individuale è 60 Euro. Pacchetto 5 incontri, 250 Euro (consigliato).
Primo colloquio conoscitivo gratuito.
Per l’iscrizione seguire le istruzioni alla pagina Informazioni e Contatti.
